G. Zappitello, Antologia filosofica,  G. D'Anna. Quaderno terzo/4,
I processi psichici e la formazione dell'individuo. La
psicoanalisi.
2) Freud. Gli studi sull'isteria: il caso di Anna O.
Al caso di Anna O si fa risalire l'origine della psicoanalisi come
metodo di cura dell'isteria. Fu l'amico medico J. Breuer a
raccontare a Sigmund Freud (Freiberg 1856-Londra 1939) la terapia
da lui usata nella cura dei sintomi isterici che presentava la
giovane paziente Anna O; egli si era servito dell'ipnosi per far
ricordare all'ammalata le circostanze legate al primo insorgere di
ogni sintomo e nella rievocazione la paziente riviveva le intense
emozioni connesse al ricordo di quegli eventi, e se ne liberava.
Dopo questa narrazione i sintomi scomparivano. Il metodo fu
definito catartico perch provocava una scarica, una liberazione
(catarsi) degli affetti penosi che era stato impossibile esprimere
e che erano all'origine della formazione dei sintomi. La
collaborazione che si instaur tra Freud e Breuer condusse alla
comune pubblicazione Studi sull'isteria (1895); ma subito dopo S.
Freud interrompe il rapporto con l'amico e segue un suo diverso
itinerario che lo porter ad approfondire la ricerca delle cause
della nevrosi - che gi aveva intuito essere collegate alla
sessualit - e a sperimentare il metodo delle associazioni
libere abbandonando l'uso dell'ipnosi.
G. Breuer - S. Freud, Studi sull'isteria (vedi manuale pagina245).
Quando, per la prima volta, in seguito a un suo discorso casuale,
non provocato, nell'ipnosi serale, scomparve un disturbo che
durava gi da lungo tempo, fui molto sorpreso. Eravamo in estate,
vi era stato un periodo di caldo intenso, e la paziente aveva
sofferto parecchio per la sete; infatti, senza che sapesse
indicare un motivo, bere le era diventato tutto a un tratto
impossibile. Prendeva in mano il bicchier d'acqua agognato, ma non
appena lo avvicinava alle labbra, lo respingeva come un'idrofoba.
Evidentemente, in quei pochi secondi, era in preda a un'assenza.
Viveva solo di frutta, di meloni eccetera, per mitigare la sete
tormentosa. Questo durava da circa sei settimane, quando avvenne
che una volta in ipnosi ragionasse della sua dama di compagnia
inglese, che non amava, e raccont allora, visibilmente
inorridita, che una volta era entrata nella sua stanza, e aveva
visto il suo cagnolino, quella bestia ripugnante, bere da un
bicchiere. Non aveva detto niente perch voleva essere gentile.
Dopo avere poi ulteriormente sfogato energicamente la rabbia che
le era rimasta dentro, chiese da bere, bevve senza inibizione una
grande quantit di acqua e si svegli dall'ipnosi col bicchiere
alle labbra. Il disturbo con ci era scomparso per sempre. Cos
pure scomparvero delle fisime strane e ostinate dopo che era stata
raccontata l'esperienza alla quale risalivano. Un grande passo fu
compiuto quando, nella stessa maniera, scomparve, quale primo dei
sintomi permanenti, la contrattura della gamba destra, che invero
era andata mitigandosi notevolmente gi prima. Da queste
esperienze, dal fatto cio che i fenomeni isterici in questa
malata scomparissero non appena nell'ipnosi venisse riprodotto
l'evento che aveva posto in atto il sintomo, si svilupp un metodo
tecnico-terapeutico che nulla lasciava a desiderare quanto a
consequenzialit logica e applicazione sistematica. Ogni singolo
sintomo di questa intricata sindrome venne esaminato per suo
conto; tutte le circostanze nelle quali si era manifestato vennero
raccontate in ordine di successione inverso, cominciando coi
giorni precedenti la degenza della paziente, andando a ritroso
fino alle circostanze del primo manifestarsi. Se questo veniva
narrato, il sintomo veniva eliminato per sempre.
Cos le paresi di contrattura e le anestesie, i pi svariati
disturbi della vista e dell'udito, le nevralgie, la tosse, i
tremori e simili, e infine anche le turbe linguistiche, vennero
"sfogate a parole". [...].
Risult assolutamente impraticabile accorciare il lavoro cercando
di evocare direttamente nella sua memoria la prima causa dei
sintomi. Non la trovava, si confondeva, e le cose andavano ancora
pi a rilento che quando la si lasciava dipanare tranquillamente
ma sicuramente, a ritroso, la matassa dei ricordi. Tuttavia,
siccome nell'ipnosi serale si procedeva con troppa lentezza,
perch la malata era affaticata e distratta dallo "sfogo" delle
altre due serie, e certamente anche perch i ricordi avevano
bisogno di tempo per svilupparsi con piena vivezza, si and
elaborando il seguente metodo. Io andavo a trovarla al mattino, la
ipnotizzavo (si erano trovati empiricamente alcuni metodi d'ipnosi
molto semplici) e poi la interrogavo, concentrandone i pensieri
sul sintomo appena trattato, sulle occasioni in cui si era
manifestato. La paziente allora descriveva in rapida sequenza con
brevi parole caratterizzanti queste circostanze esteriori, che io
annotavo. Nell'ipnosi serale poi, aiutata dalla successione
annotata, raccontava abbastanza compiutamente i fatti. Un esempio
potr mostrare in qual modo, esauriente da tutti i punti di vista,
ci avvenisse. Era sempre capitato che la paziente non udisse
quando le si rivolgeva la parola. Questo passeggero non sentire si
differenziava come segue:
a) non udire, per distrazione, che qualcuno  entrato: 108 casi
singoli dettagliati di questo fenomeno; indicazione delle persone
e delle circostanze, spesso della data; primo esempio: essa non
aveva udito entrare suo padre;
b) non capire quando parlano pi persone; 27 volte, la prima volta
ancora il padre e un conoscente;
c) non udire quando  sola e le si rivolge la parola direttamente;
50 volte; origine: il padre le aveva chiesto invano del vino;
d) sordit indotta da scosse (in carrozza o simili); 15 volte;
origine: il suo fratello pi giovane l'aveva scossa con violenza,
litigando con lei, avendola sorpresa a origliare alla porta del
malato;
e) sordit indotta da spavento per un rumore; 37 volte; origine:
un attacco di soffocamento del padre per aver inghiottito di
traverso;
f) sordit in profonda "assenza"; 12 volte;
g) sordit indotta da lungo e attento ascoltare e origliare,
cosicch poi non udiva la parola rivoltale; 54 volte.
Naturalmente tutti questi fatti in gran parte sono identici in
quanto si possono ricondurre alla distrazione-assenza o a emozione
di spavento. Nella memoria della paziente, per, erano cos
chiaramente distinti l'uno dall'altro che, quando le capitava di
sbagliarsi nell'ordine di successione, si doveva ripristinare,
correggendolo, l'ordine giusto, altrimenti la narrazione
s'arrestava. Gli eventi narrati, privi d'interesse e d'importanza
com'erano, e la precisione del racconto non facevano sorgere il
sospetto che fossero inventati. Molti di questi fatti, in quanto
pure esperienze interiori, si sottraevano al controllo. Di altri
fatti o delle circostanze che li accompagnavano, si ricordavano i
familiari della paziente.
Avveniva anche qui ci che si poteva osservare regolarmente quando
veniva "sfogato a parole" un sintomo: questo sintomo particolare
si manifestava con aumentata intensit, nel mentre veniva narrato.
Cos la paziente durante l'analisi del non-udire era talmente
sorda che io in parte dovevo intendermi con lei per iscritto. Di
solito la prima causa determinante era uno spavento particolare da
lei esperito durante l'assistenza al padre, una trascuratezza da
parte di lei o qualcosa di simile.
Non sempre era facile il ricordare e talvolta la paziente doveva
compiere sforzi enormi. Cos una volta tutto il processo per
qualche tempo rimase interrotto perch c'era un ricordo che non
voleva riemergere; era un'allucinazione assai terrificante per
l'ammalata: mentre assisteva il padre, lo aveva visto con la testa
da morto. Essa e i suoi familiari rammentavano che una volta,
apparentemente ancora in salute, in visita da una parente, aveva
aperto la porta ed era improvvisamente caduta a terra priva di
sensi. Per superare l'ostacolo, ritorn ora in quel luogo e di
nuovo, nell'entrare nella stanza, cadde priva di sensi sul
pavimento. Nell'ipnosi serale, l'ostacolo venne superato:
entrando, nello specchio di faccia alla porta aveva scorto il
proprio pallido volto, ma non aveva visto s stessa, bens suo
padre con la testa da morto. Abbiamo osservato spesso che il
timore di un ricordo, come nel caso citato, ne inibisce il
riaffiorare, che deve essere imposto dalla paziente o dal medico.
Come fosse ferrea la logica dei fatti, lo mostr, fra altri, il
seguente episodio. In quell'epoca, come gi osservato, la paziente
si trovava durante la notte sempre nella sua condition seconde,
cio riviveva l'anno 1881. Una volta si svegli di notte, afferm
di essere stata nuovamente portata via da casa, e raggiunse un
tale stato di eccitazione da allarmare tutta la casa. Il motivo
era semplice. La sera precedente, grazie alla talking cure, era
scomparso il suo disturbo della vista, e ci anche agli effetti
della condition seconde. Quando durante la notte si svegli, si
ritrov in una stanza a lei sconosciuta, perch la famiglia aveva
traslocato gi dalla primavera del 1881. Questi incidenti
abbastanza sgradevoli vennero evitati con il mio chiuderle sempre
gli occhi (pregato da lei), la sera, con la suggestione di non
poterli aprire finch non glieli avessi aperti io la mattina dopo.
Solo una volta l'allarme si ripet, quando la paziente, avendo
pianto nel sonno, aveva aperto gli occhi svegliandosi.
Dato che questa laboriosa analisi dei sintomi si riferiva ai mesi
estivi del 1880, durante i quali la malattia si era andata
preparando, ottenni una visione completa dell'incubazione e della
patogenesi di questa isteria, che ora voglio esporre in breve.
Nel luglio 1880 il padre della paziente si era ammalato gravemente
in campagna di un ascesso subpleurale; Anna e sua madre si
dividevano il compito dell'assistenza. Una volta si svegli nella
notte in grande angoscia al pensiero del malato con la febbre
molto alta e nella tensione dell'attesa perch da Vienna doveva
giungere un chirurgo per l'operazione. La madre si era allontanata
per qualche tempo e Anna sedeva al letto del malato, il braccio
destro appoggiato sullo schienale della sedia. Cadde in uno stato
di dormiveglia e vide una biscia nera strisciare dalla parete
avvicinandosi al malato per morderlo ( assai verosimile che nel
prato dietro la casa ci fossero davvero delle bisce che avevano
gi in passato spaventato la fanciulla e che ora fornivano il
materiale all'allucinazione). Essa voleva respingere la bestia, ma
si sent come paralizzata; il suo braccio destro, pendendo dallo
schienale della sedia, si era "addormentato", era diventato
anestetico e paretico, e nell'osservarlo le dita le si
trasformarono in serpentelli con tanti teschi (le unghie). E'
probabile che abbia cercato di scacciare le bisce con la mano
destra, paralizzata, e che quindi l'anestesia e paralisi di questa
si associassero con l'allucinazione dei serpenti. Quando la biscia
scomparve, nel suo terrore cerc di pregare, ma ogni linguaggio le
si rifiutava, non riusciva a parlare nessuna lingua, finch non
trov un versetto infantile inglese e pot allora pensare, e
pregare, in tale idioma. Il fischio della locomotiva, che portava
il medico atteso, interruppe le apparizioni.
Quando, il giorno seguente, stava per prendere un cerchio dal
cespuglio in cui era caduto durante il giuoco, un ramo curvo
richiam l'allucinazione dei serpenti e contemporaneamente il
braccio destro le si tese, rigido. E questo ora andava sempre
ripetendosi ogniqualvolta un oggetto assomigliante pi o meno a
una serpe provocava l'allucinazione. Quest'ultima per, come pure
la contrattura, si manifestava solo nelle brevi assenze che, da
quella notte in poi, si fecero sempre pi frequenti (la
contrattura divenne stabile solo nel dicembre, quando la paziente,
completamente crollata, divenne incapace di abbandonare il letto).
In una occasione particolare, di cui non trovo annotazione e che
non rammento, alla contrattura del braccio si aggiunse quella
della gamba destra.
D'ora in avanti la sua tendenza alle assenze autoipnotiche risulta
fissata. Nel giorno che segu a quella notte, nell'attesa del
chirurgo cadde in una tale assenza mentale che egli si trovava gi
nella stanza senza che lo avesse sentito entrare. La sua costante
angoscia le impediva di mangiare, producendo con l'andar del tempo
un forte senso di nausea. A parte ci, tutti i singoli sintomi
isterici insorgevano in stati affettivi. Non  del tutto certo che
in questi casi si verificasse sempre un'assenza momentanea
completa, ma  verosimile perch la paziente quando era desta
nulla sapeva di ci che era successo.
Taluni sintomi per sembrano insorti non nell'assenza, ma solo
nello stato affettivo, da sveglia; epper poi si ripetevano nella
stessa maniera. Cos i disturbi della vista vennero tutti
ricondotti a singole occasioni, pi o meno chiaramente
determinanti, per esempio del tipo di questa: la paziente, le
lacrime agli occhi, seduta al capezzale del padre malato, si sent
improvvisamente domandare da questi che ora fosse, ed ella, non
vedendo bene, dovette fare uno sforzo, avvicinando l'orologio agli
occhi e vedendo quindi il quadrante molto grande (macropsia e
strabismo convergente); oppure si faceva forza per reprimere le
lacrime, perch il malato non le vedesse.
Un diverbio nel quale represse la sua risposta, le caus un crampo
alla glottide che da allora si ripet in ogni occasione consimile.
La parola le venne meno: a) per angoscia, da quando ebbe la prima
allucinazione notturna; b) da quando le capit un'altra volta di
reprimere qualcosa che stava per dire (inibizione attiva); c) da
quando una volta venne sgridata ingiustamente; d) in tutte le
occasioni analoghe (mortificazione). La tosse si verific per la
prima volta quando durante la veglia al capezzale del malato,
sentendo venire da una casa vicina il suono di una musica da
ballo, le venne un crescente desiderio di essere l, e fu sommersa
da autorimproveri. Da allora, per tutta la durata della sua
malattia, a ogni musica fortemente ritmata reagiva con una tosse
nervosa.
Non deploro troppo che l'incompletezza dei miei appunti renda
impossibile di ricondurre qui tutti i sintomi isterici alle loro
occasioni prime. La paziente lo faceva con tutti, salva
l'eccezione sopra menzionata [p. 202], e ogni sintomo, come ho gi
descritto, scompariva dopo la narrazione della prima occasione in
cui si era presentato.
In questo modo si concluse anche tutta l'isteria. La paziente
stessa aveva fatto il saldo proponimento che tutto fosse finito
per l'anniversario del suo trasferimento in campagna. Pertanto, ai
primi di giugno, si dedic alla talking cure con la maggior
energia. L'ultimo giorno, aiutandosi con il disporre la stanza
cos come era stata la stanza di degenza di suo padre, riprodusse
l'allucinazione d'angoscia sopra raccontata che era stata la
radice di tutta la malattia e nella quale aveva potuto pensare e
pregare solo in inglese; immediatamente dopo, parl in tedesco e
fu oramai libera da tutti gli innumerevoli singoli disturbi che
prima aveva presentato. Poi lasci Vienna per un viaggio, le ci
volle tuttavia ancora parecchio tempo prima di ritrovare del tutto
il suo equilibrio psichico. Da allora gode perfetta salute.
 (S. Freud, Opere, Boringhieri, Torino, 1989, volume1, pagine 201-
206).
